L’Abominevole Cane delle Nevi

Spesso i blog raccontano la vita di tutti i giorni degli autori che parlano dei fatti loro…cittadini qualunque (di Metrocity)…e spesso fanno venire due palle pazzesche.
Non parlerò del mio cane ma di quanto sia bello rendersi conto in un giorno qualunque di come una circostanza inaspettata possa condizionare il resto della nostra vita.
Nove anni fa, un giorno come un altro, ad esempio come oggi, un mio amico mi dice che un’amica di una sua amica ecc ecc, ha una cagna (in inglese: “bitch”) che ha avuto dei cuccioli in campagna vicino a Bologna e che li devono sbolognare sennò chissà che fine faranno…
…magari arriva Crudelia De Mon o il ristorante cinese più vicino…
Spensieratamente, come quando si fanno le cose più belle della vita, la mia futura/attuale moglie ed io andiamo a vedere com’è la situazione.
Quando siamo là, il cucciolotto più smilzo, dolce e sfigato della cucciolata si dirige verso di noi e ci si addormenta in braccio.
Ci ha scelto lui e quel momento ha radicalmente cambiato il suo destino. Ma non è stato il frutto di alcuna pianificazione, né di un atteggiamento determinato e prepotente. Vi pare?

E’ colpa dei film sul Vietnam e soprattutto dei documentari di Piero Angela se pensiamo che la vita degli esseri viventi sia decisa dalle guerre, dai contrasti, dalle lotte tra maschi per diventare capobranco…
…per fortuna non è così che funziona il mondo.
Dico “per fortuna” perché immaginatevi di essere Rambo in un giorno qualunque come oggi: sareste da soli in una foresta, senza un amico che sia uno, non sorridereste per nessuna ragione al mondo…non solo per colpa della faccia da Sylvester Stallone, ma perché non avreste nessuna ragione per sorridere.
Per “pisciare sulle scarpe alla noia”, come cantavano i Litfiba ai tempi d’oro, dovreste smitragliare qualche centinaio di Vietcong: wow!, fichissimo!…ma alla lunga poi ci stanca anche di quello…

(Apro una parentesi…ognitanto mi sembra di prendermi in giro da solo…ma non lo faccio apposta: nel post precedente vi avevo promesso Arnold Schwarzenegger mentre invece eccovi qua una foto di Sylvester Stallone…il tutto senza alcuna premeditazione! Non trovate che sia a dir poco perverso?!)
Ma torniamo a noi: in quel giorno qualunque di nove anni fa, quella patacca di un cucciolo qualunque, con un gesto banale e spontaneo, ha cambiato le sorti della sua vita–e, scopro oggi, ha pure condizionato le passioni e i sogni della mia…
Infatti, pochi mesi dopo il suo arrivo, ci siamo sposati, e per il viaggio di nozze, invece che in Polinesia come fanno tutti, abbiamo deciso di andare in Val Gardena, un ambiente a lui più congeniale…ed è lì che è nato il mio amore per la montagna, mentre guardavo dalla finestra il Sassopiatto (e il ruscello Zen) tutte le sere prima di andare a letto…
Senza Olmo, cane mezzo-Husky, oggi invece che ciaspolare sulla neve forse sognerei di andare in barca…e questo di per sè non sarebbe così male…
…ma forse farei meno attività fisica, e quindi sarei più ciccione…e soprattutto, invece che percorrere la Via degli Dei in mountain bike, avrei tentato di attraversare l’Adriatico in pedalò. Bello schifo!

A parte pedalare, quello che importa davvero è che solo guardando la vita indietro di diec’anni si capisce cosa è stato importante e cosa no…
…e quindi è altrettanto vero che solo guardando avanti diec’anni nel futuro si può capire cosa è veramente importante oggi e cosa non lo è.
Così, ecco che in un giorno qualunque come oggi mi rendo conto che devo dire grazie un po’ anche al mio cane. Dimenticavo di dirvi che il suo nome è Olmo e la sua carta d’identità canina riporta “segni particolari: bellissimo“…
…lo amiamo alla follia, anche se negli anni lo abbiamo (affettuosamente) soprannominato: Fiatellus, Bastardo Figlio D’Un Cane (senza offesa: è la verità), Cane Bêige, Maschio All’Anagrafe (ahimé, per curare un’iperplasia prostatica), Il Brad Pitt Dei Cani, Pelîde Olmo, Delicane, Sempre Domenica, L’Abominevole Cane Delle Nevi, Bà-Bàû (by Matilde)…
Ma adesso basta filosofeggiare e scrivere di (da) cani, è ora di andare a nanna.
Bye-bye.
Bau-bau.

La ricerca della felicità
Per gli americani la ricerca della felicità è un diritto costituzionale…“the pursuit of happiness” viene risaputamente definita da Gabriele Muccino & Will Smith nell’omonimo film…che in verità richiama la Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio del 1776…che in verità è una dichiarazione di guerra all’Inghilterra (altrimenti quei bombaroli degli americani non ne sarebbero mica così fieri).
Meno risaputo è il fatto che è stato il filosofo italiano Filippo Mazzei a consigliare George Washington, Thomas Jefferson e il resto della banda. Oggi li ricordiamo come i primi presidenti degli Stati Uniti d’America, ma 250 anni fa erano come Luke Skywalker e la Principessa Leila in Guerre Stellari: i comandanti delle colonie ribelli contro l’Impero (inglese).
Questa divagazione, che mi appresto rapidamente a concludere, e che non c’entra nulla con il titolo di questo articolo, è l’ennesima dimostrazione che Jung aveva ragione quando sosteneva l’esistenza di un “inconscio collettivo” e che pure il Buddha, quando parlava di “reincarnazione”, sapeva certamente il fatto suo…
Eh sì, è evidente che le nostre radici emotive affondano negli strati più profondi della storia…altrimenti George Lucas non avrebbe fatto i miliardi con la sua Saga…e nel 2012 la gente non starebbe incollata alla TV a guardare le partite che giocano allo stadio, esattamente come faceva ai giochi circensi, duemila (e mezzo) anni fa.

Voglio presentarvi un video molto interessante di TED.com in cui il famoso psicologo David Kahneman spiega come i nostri ricordi influiscono sulla percezione della felicità.
Possiamo decidere se essere felici ripercorrendo la storia della nostra vita o magari proiettandoci nei nostri sogni del futuro. Oppure possiamo essere felici ora e adesso, hic et nunc. Sono due tipi di felicità diversi…il problema è che è facile confondersi con questi due “stili” di felicità…
Vi ricordate Cenerenola, che si sveglia cantando “dimentica il presente, e il sogno realtà diverrà?” E’ un punto di vista più che giustificabile, se la vita fa schifo come la sua…agli opposti c’è la filosofia del “carpe diem” di Orazio, che tutti conoscete, che ha ispirato la generazione degli hippies e che qualche simpaticone ha usato come nome del suo negozio di pesca…
Meglio lavorare come dei matti per costruirsi un solido futuro oppure godersi il presente accontentandosi di poco? Dipende innanzitutto da quale dei due “io” vogliamo accontentare…ed è proprio di ciò che si parla in questo video che vi aprirà la mente.
In un recente articolo vi ho raccontato che Benoît Mandelbrot ha inventato il concetto di dimensione frattale analizzando la costa della Norvegia…qui invece David Kahneman studia il rapporto tra i ricordi e la felicità parlando del modo di fare una colonscopia…si vede che per essere dei grandi scienziati bisogna proprio avere qualche rotella fuori posto!
I due luminari hanno in comune qualcos’altro di molto più profondo…che riguarda l’economia…ma questo articolo mi sembra già troppo caotico per introdurre un altro argomento (no, dai…sono davvero tutti così??)…lo farò comunque presto (eh eh eh!)
Vi lascio al video di David Kahneman su TED.com…che è molto ultile anche per chi volesse ripassare un po’ di inglese (magari con l’aiuto dei sottotitoli, disponibili anche in italiano, in slovacco ed altre 32 lingue)…
Guardatelo con attenzione perché ne vale la pena…lo commenteremo nel prossimo articolo, intitolato “i ricordi e la felicità”…che si aprirà con il faccione del mio attore preferito di tutti i tempi, Arnold Schwarzenegger…



Scrivi un commento (su Facebook)