Pillole di Zen (parte 1)

Apr 30 2011

Da ormai molti anni, l’Occidente guarda verso Est per riscoprire una fonte di spiritualità. Tra le tante filosofie, religioni e discipline si sente spesso parlare di Zen, famoso soprattutto per i suoi paradossi, i Kōan…come questo:

“Nel suo ultimo giorno di vita Tanzan scrisse sessanta cartoline postali e incaricò un suo assistente di impostarle. Poi morì. Sulle cartoline c’era scritto: Sto per andarmene da questo mondo. Questo è il mio ultimo annuncio. Tanzan 27 luglio 1892.”

Ma oltre che cercare (inutilmente) un significato in queste storielle curiose, sappiamo cosa sia veramente, lo Zen, o utilizziamo questo termine soltanto per zentito dire??

Il mio viaggio (interiore) lungo la Via della Seta è iniziato con diverse letture, finché non ho imboccato di recente la strada maestra dei “Saggi sul Buddhismo Zen“.

E’ un’opera in tre volumi del venerando maestro 鈴木 大拙 貞太郎, Daisetsu Teitarō Suzuki, a cui si deve la diffusione dello Zen in Occidente e che non ha nulla a che fare con le moto (né con Tsuyoshi Suzuki, un DJ giapponese underground, meno famoso delle motociclette ma che mi piace da matti).

Prima di tutto vorrei però chiarire che anche se non è la prima volta che parlo di Zen, questo non è un blog mistico…semmai è un blog misto. Si professa la libertà di scrittura e di lettura. Non ho intenzione di convertirmi al Buddhismo, tantomeno di tentare di convertire voi; vi riporterò soltanto qualche “pillola” tratta della parte introduttiva dell’opera, dove D.T. Suzuki ci spiega cos’è lo Zen.

Nella sua essenza, lo Zen è l’arte di vedere nella propria Natura.

Questa era la prima riga della prima pagina.

D.T. Suzuki va subito al sodo senza “supercazzole” o sproloqui filosofici…in queste poche parole, era difficile essere più chiari di così.

All’intelletto è proprio il far sorgere un problema che lui stesso non è in grado di risolvere: distrugge la felice pace dell’ignoranza senza saper ristabilire il precedente stato di equilibrio.

Poiché svela l’ignoranza, esso viene spesso considerato come una facoltà illuminatrice; di fatto, invece, esso disturba, senza portare sempre e necessariamente della luce sul cammino.

Lo Zen non vuole misurarsi con la logica, procede semplicemente sul cammino dei fatti lasciando il resto al proprio destino. Solo quando la logica, disconoscendo la propria funzione, cerca di por piede nella via dello Zen, esso reclama i suoi principî e mette rudemente fuori l’intrusa.

In queste frasi c’è tutta la condanna al pensiero occidentale, che con il suo “cogito ergo sum” ha creduto di poter mettere le briglie alla nostra natura e dare al fantino-intelletto la guida delle nostre vite.

Con il solo ragionamento logico non si può trovare l’equilibrio e la felicità: bisogna conoscere se stessi e comprendere l’unità di tutte le cose, anziché pretendere di imporre regole artificiose o usare la sola forza di volontà. Trovo davvero difficile aggiungere altro a queste parole di D.T. Suzuki.

Detto ciò, cosa dobbiamo fare per raggiungere il Satori, l’illuminazione? Non certo tramite l’intelletto: i filosofi occidentali si sono posti tutte le possibili domande esistenziali senza aver mai saputo dare una risposta.

Il Buddhismo non ha nemmeno un vero e proprio testo sacro da recitare ai propri fedeli.

Semplicemente, non c’è una ricetta, non esiste una scuola dove ce lo possono insegnare. Dobbiamo impararcelo da noi. Perché infatti…

solo un Buddha può capire un altro Buddha.

Detta così, sembra un vicolo cieco: per capire cos’è l’illuminazione devi essere già illuminato…grazie Graziella…ma ecco qualche ulteriore indicazione sulla strada da percorrere:

La verità dello Zen è tale, che se vogliamo comprenderla appieno dobbiamo impegnarci in una lotta aspra, in una lotta spesso lunghissima che richiede una continua, spossante vigilanza.

Il Buddha non fu il semplice scopritore della catena delle Dodici Cause che portano all’ignoranza; egli prese una tale catena nelle sue mani e la spezzò, così che essa non potesse più tenerlo in servitù.

Queste considerazioni rappresentano le fondamenta della dottrina e ci aiutano a capire la funzione centrale dei Kōan, le storielle paradossali dello Zen, che spazzano via il ragionamento logico e liberano la mente prima di affrontare la vera meditazione.

Ed è proprio tramite la meditazione che si comprende l’unità di tutte le cose del mondo e si raggiunge l’illuminazione…ma di questo parleremo nelle prossime puntate.

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