Marcovaldo e il 7 in condotta

Ago 12 2011

È arrivata l’estate e si va in vacanza. Ogni anno mi rendo conto che come per magia scatta un interruttore nascosto che attiva un programma segreto…il cervello si spegne quasi completamente, come lo stand-by degli elettrodomestici.

Allora mi si scioglie un po’ il blocco…prendo in mano il cellulare e mi lascio andare senza troppa paura di non avere niente di entusiasmante di cui parlare…

Eh sì…penso di averci preso gusto con questo blog…a tal punto da credere di dover scrivere grandi cose…lo Zen, le scalate alle montagne, la regione dei laghi in Finlandia…e così, non avendo particolari avventure o scoperte da raccontarvi, ecco che mi fermo prima ancora di partire…

Appoggio il cellulare e prendo su un libro…era da qualche tempo che volevo rileggere Marcovaldo …me lo devono avere imposto a scuola chissà quanti anni fa e ovviamente non mi era piaciuto un gran che. (Per fortuna invecchiando per certe cose si migliora).

E mi stupisco della modestia e della potenza con cui Calvino riesce a riempire delle pagine a dir poco fantastiche, per esempio raccontando di una semplicissima “pietanziera” per il lavoro in cui la moglie gli prepara il pranzo a base di rape e salsiccia puzzolente per 3 giorni di fila…

Serve davvero pensare di fare grandi imprese nella vita? C’è davvero un mondo che ha bisogno di noi là fuori? Chi è bravo sul serio ti supera in retromarcia, sbadigliando…e senza neanche farci caso.

Un collega era il migliore della facoltà di fisica a Bologna. Voleva fare carriera e ha vinto una borsa di studio per fare il PhD a Stanford. Tra i suoi docenti c’era un ragazzo pakistano che aveva 3 anni meno di lui.

(Io invece a scuola prendevo dei bei voti ma non andavo d’accordo con alcuni insegnanti. Nella pagella di cui vado più fiero ho fatto scala reale: 4 in ginnastica, 5 in disegno, 6 in religione, 7 in condotta; gli altri voti erano dall’8 in su).

Forse è proprio la paura di non eccellere che non mi fa decidere che strada prendere: dopo aver studiato fisica all’università sono andato in Finlandia con l’idea di non tornare mai più a casa, ma dopo 2 anni sono rientrato in Italia e ho lavorato nell’informatica…con una parentesi da DJ e nightlife…in quegli anni avevo una Ducati ma oggi mi sono convertito alla mountain bike…poi sono diventato imprenditore e manager…ora questo blog e la mezza idea di scrivere qualcosa di più…

Ma continuerò? In verità ho sempre scritto tantissimo, ma solo per me stesso. Da tanti anni tengo un diario…ora ho rallentato, ma il Moleskine nel mio zaino è il numero #29. Al liceo era la fase dei pensieri filosofici…non riuscivo a smettere di scriverli che un giorno ho deciso di stamparli…erano 200 pagine e le ho rilegate in azzurro, del colore del mare come Joyce volle la copertina dell’Ulisse. (Lui ha venduto milioni di copie e ha fatto la storia, i miei pensieri non sono ancora riuscito a rileggerli nemmeno io, tanto sono tremendamente ingarbugliati).

Secondo me, molto spesso il nemico #1 del nostro spirito d’iniziativa è il nostro stesso buon gusto: quanto più siamo capaci di fare qualcosa, quanto più sappiamo discernere ciò che è bello da ciò che non lo è…quando siamo agli inizi, i risultati sono normalmente modesti e giudichiamo il nostro operato in modo impietoso, col risultato di smorzare l’entusiasmo e dargliela su. (Ecco perché nella vita riescono i cocciuti che non si fanno troppe domande).

È quello che mi capita leggendo Calvino…mi dico: Eingel, ma lascia ben perdere, metti in ordine il secchiaio e vai a letto che domattina devi lavorare. (Ma io scrivo lo stesso…mi sforzo un po’ di essere cocciuto e non gettare la spugna).

Ecco…però…vi ringrazio moltissimo di avermi letto sin qui…vi voglio bene…e proprio per questo vi consiglio di spegnere il computer e leggere qualcosa di serio…ad esempio? Il grande Marcovaldo.

Scrivi un commento (su Facebook)

comments

Tags: ,

No responses yet

Leave a Reply