La Via degli Dei #1: preparazione

Set 27 2011

Una volta pensavo che tutti i fatti, gli eventi e le azioni delle persone potessero essere spiegati scientificamente. Così, per comprendere le leggi che governano il mondo, mi sono iscritto alla facoltà di Fisica, mentre per capire le persone e le loro azioni ho studiato la psicologia di Freud.

Poi, dopo anni di studi molto interessanti, che però non avevano dato alcuna risposta alle mie domande di adolescente che vuole scoprire il mondo, ho capito che il metodo scientifico è molto sopravvalutato…funziona quando è applicato a situazioni concrete: la Fisica ai laboratori di ricerca, la psicologia di Freud alla cura delle persone…ma si dimostra totalmente inadeguato nel fornire un quadro generale delle cose e a rispondere alle Grandi Domande dell’Uomo.

Con qualche anno in più sulle spalle, ho imparato a capire meglio le persone…ma non abbastanza per spiegare alcune scelte così stravaganti o addirittura inspiegabili. E questo vale anche per me stesso–la persona che dovrei conoscere meglio! “Conosci te stesso“–dicevano nel corso dei millenni i saggi come Socrate, i monaci Zen e l’oracolo di Matrix. Noi occidentali abbiamo gradualmente trasformato questo insegnamento in “capisci te stesso”…ma dopo tantissimi tentativi sono giunto alla conclusione che l’interpretazione del pensiero di Socrate che può renderci felici è una soltanto: “ascolta te stesso”…la tua vera Natura, i tuoi desideri e le tue speranze più profonde.

Questa lunga premessa è soltanto per spiegare quella specie di senso di imbarazzo che sto provando nell’accingermi a raccontarvi questa impresa. Non ho minimamente compreso le motivazioni che mi hanno portato a sognarla per tanto tempo e, non so perché, mi sento in dovere di spiegarvelo, senza tuttavia sapere nemmeno da che parte incominciare.


Andiamo allora ai fatti…tutto è iniziato diversi mesi fa, quando ho deciso per qualche strana ragione che avrei percorso con la mountain-bike la Via degli Dei, che attraversa l’Appenino da Bologna a Firenze lungo sentieri e mulattiere e, in parte, lungo il tracciato della strada militare romana del 187 a.C.–la “Flaminia Minor”–di cui sono ancora visibili alcuni tratti. Per chi volesse approfondire, oltre ad un’ottima guida delle edizioni Tamari, esiste il sito www.dabolognaafirenze.it.

Il viaggio durerà 3 giorni ed affrontandolo da solo devo essere dotato di tutta l’attrezzatura necessaria. La preparazione è davvero importante per evitare che potenziali imprevisti–da una foratura a una caduta–che in un normale giro domenicale possono essere spiacevoli–si trasformino in problemi molto più gravi che compromettono l’intera escursione.

Innanzitutto, un’esperienza davvero completa a contatto con la Natura deve essere vissuta dormendo in tenda, anche se portarla nello zaino insieme al materassino e al saccoapelo appesantisce notevolmente la marcia. Dopo numerose ricerche, ho optato per una tenda monoposto leggerissima (1 kg e mezzo) e un materassino super-light della Ferrino; il saccoapelo, nonché il pile e la giaccavento sono invece della Salewa (così come le ghette di cui ho già parlato)…marche top e made in Italy, tanto per ravvivare il nostro debolissimo orgoglio nazionale.

A bordo della bici ho attaccato un GPS, la pompa per i pneumatici e due borsette–una sotto alla sella con tre camere ad aria, l’altra sul tubo orizzontale del telaio per consultare con facilità le cartine e la bussola. Non poteva mancare il mio Leatherman (il coltello multi-uso che ogni vero uomo deve avere!), una torcia, diario e penna, fazzoletti, cioccolate e barrette, il lucchetto per la bici e la pompa per gli ammortizzatori.

Come potrete immaginare, tutte le sere, quando si monta la tenda, si deve disfare quasi completamente lo zaino; la stessa cosa succede alla mattina quando si deve ripartire: ecco perché è importante che sia tutto ben pianificato e ordinato; per non lasciare gli oggetti più piccoli sparsi nello zaino, mi sono dotato di questoorganizer” con tante tasche per contenere gli attrezzi per la bici (diversi cacciaviti e chiavi a brugola, smaglia-catena e scalza-copertoni), nonché un accendino, scotch, spago, sacchetti, repellente per zanzare e batterie di ricambio (faccio invidia a MacGyver).

Sempre all’interno dell’organizer, nel malaugurato caso di un incidente in bicicletta a diverse ore di distanza dalla civiltà–per di più in solitaria e in luoghi privi di frequentazione–ho appostato una sezione “pronto soccorso”: ghiaccio istantaneo, garze e cerotti, disinfettante e qualche farmaco (manca solo l’ago e il filo per cucirsi come Rambo).

Tutto ciò trova la sua collocazione in uno zaino da 36 litri, ben ventilato e strutturato per non pesare sulla schiena, insieme alla “sacca idrica” (che sostituisce l’ormai superata borraccia) dalla capacità di ben 3 litri…è un altro peso notevole nello zaino ma è fondamentale per non disidratarsi quando si pedala per diverse ore nei boschi senza incontrare sorgenti d’acqua.


Beh…a meno che non siate appassionati di escursionismo, forse vi ho un po’ annoiato con questi dettagli. Ma come vi ho detto, la preparazione è stata una fase davvero importante di questo viaggio. Del resto, per quanto non mi aspettasse una spedizione particolarmente estrema o pericolosa, non avevo ancora affrontato un viaggio di alcuni giorni in solitaria.

In questi ultimi mesi ho lavorato alla lista degli oggetti da portare con me sul cellulare per averla sempre a disposizione quando mi veniva un nuova idea, oppure quando acquistavo dell’attrezzatura su Internet o in negozio: ho contato più di cinquanta revisioni prima di arrivare alla versione definitiva…vi devo addirittura confessare che quando ero sovrappensiero, mi ritrovavo spesso a immaginare le situazioni che avrei potuto affrontare–preparando l’accampamento alla sera, riparando la bicicletta da un guasto, affrontando un imprevisto…qualche volta, prima di addormentarmi, immaginavo mentalmente di chiudermi dentro al mio saccoapelo. Qual è il fascino di tutto ciò…lo immaginavo soltanto, e lo avrei scoperto alcuni mesi più tardi.

Poi, un giorno, avevo finalmente completato la lista. Ero pronto a partire.

Mi sono ricordato di un’ultima cosa importante da portare con me: un senso di spensieratezza e una punta di gogliardia…il viaggio sarebbe stato molto impegnativo, ai limiti della fatica…ma tutti quei sentimenti troppo “virili” come la competizione, la sfida, l’ambizione…dovevano starsene a casa. Secondo la guida, ai bikers allenati occorrono due giorni–ma non essendo tale, me ne sono presi tre…se fosse servito, anche quattro. Del resto, il progetto della Via degli Dei nasce dal gruppo escursionistico bolognese “Dû pâs e ‘na gran magné”…ed è anche codesto spirito godereccio che deve darci ispirazione prima di mettersi in marcia!

E così, il 27 settembre ho caricato lo zaino in spalla, sono saltato sulla bicicletta e sono partito…

(continua qui…)


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