La Via degli Dei #2: in viaggio…

Set 28 2011

(Qui la prima puntata del racconto…)


Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi”–diceva  Marcel Proust…ed è quello che stavo provando mentre attraversavo il centro di Bologna con la mountain-bike e lo zaino in spalla…

Com’è diversa la tua città se puoi guardarla con gli occhi di un vagabondo che non ha una mèta precisa, che non deve presentarsi a un appuntamento, che non ha fretta di arrivare da nessuna parte perché non c’è nessuno che lo aspetta…con gli occhi di chi tornerà a casa–ma che dopo un’intensa preparazione, intanto sta partendo

La Via degli Dei ha un inizio simbolico, quasi trionfale: la salita del Meloncello a fianco dei suoi famosi 666 portici…una processione espiatoria, uno sforzo durissimo contro la gravità premiato dalla comparsa della basilica di San Luca all’uscita di una curva…un’immagine che normalmente mi provoca un attacco di Sindrome di Stendhal ma che dopo questa faticaccia mi fa addirittura entrare in uno stato di trance mistica

Appena superata la basilica…eccola là!, la via di fuga dalla città—la backdoor per uscire dal Sistema: è il sentiero “dei Bregoli”, una ripida e divertentissima discesa nel bosco che atterra all’inizio di Parco Talon. Improvviso una deviazione alla “chiusa” sul fiume Reno con tanto di slalom tra le ruspe che lavorano alla diga e proseguo lungo un sentiero in single-track nella boscaglia lungo l’argine del fiume.

A parte i coccodrilli, poteva essere il parco naturale Everglades in Florida…ma poco più in là, dall’altra parte del fiume, c’era Casalecchio e il traffico della Porrettana e dell’autostrada…la bellezza si nasconde nelle pieghe segrete del tempo e fuori dai luoghi comuni…non è mai stato così vero.

Scavalcando tronchi e sfondando i cespugli che sbordano sul sentiero mi accorgo di aver smarrito la pompetta dei pneumatici–un bel problema in caso di foratura e più mi allontano da Bologna, più diminuiscono le possibilità di trovare un negozio di biciclette per rimediare. Chiedo indicazioni a un anziano signore che stava zappando le sue vigne…si interrompe e facciamo due chiacchiere, poi con la voce rauca di uno che si è fumato un milione di sigarette come Tom Waits mi consiglia un negozio a Sasso Marconi. Faccio una deviazione in paese e lì trovo il negozio del suo amico, che ha un milione di anni e che mi serve con una gentilezza infinita.

Poco dopo pranzo con birra e panino alle melanzane e salame piccante (lo consigliano i preparatori atletici dei campioni!) e proseguo esplorando alcune deviazioni in cerca di scorci interessanti…finché il sole sta per tramontare e mi rendo conto di aver girovagato parecchio: sono riuscito a fare quasi 40 km per arrivare a Badolo mentre secondo la guida ne bastavano 23…ma non mi importa niente: è il primo giorno, sono sereno e pianto la tenda per la notte.

Non ho dimenticato lo spirito con cui sono partito e la “mission” del gruppo escursionistico bolognese “Dû pâs e ‘na gran magné” che ha inaugurato la Via degli Dei…è pertanto ora di fare una gran mangiata presso l’osteria di Badolo, di cui sono l’unico ospite della sera–situazione che facilita un piacevole scambio di chiacchiere con l’oste fino a tardi.

Per digerire la cena pantagruelica decido di fare una passeggiata. E’ notte fonda e a un tratto succede una cosa davvero strana…saranno state le undici passate, forse mezzanotte…vi ricordo che sono da solo…è buio pesto e la strada è deserta…si sentono solo dei cani che ognitanto abbaiano in lontananza. Cammino nel nero e nel silenzio con un grande senso di pace ed eccitazione…finché, a un certo punto, la mia torcia illumina una persona che sta correndo verso di me…dovrei preoccuparmi?! Gli punto la luce contro (lui quindi non può vedermi) e gli chiedo a voce alta… “ehi, chi va là?!?”

In meno di un secondo mi risponde: “…sei Eingel?” Se vi dicessi che sono rimasto a bocca aperta è poco…non mi ha lasciato tempo di chiederglielo: era un amico che avevo incontrato proprio il giorno prima…ed erano diversi anni che non ci vedevamo…alla faccia delle coincidenze! Corriamo qualche kilometro insieme chiacchierando piacevolmente poi ci salutiamo.

Mi infilo nella tenda e nel sacco a pelo ma la digestione continua a tormentarmi…davvero strano…e il materassino super-light da soli 2,5 cm di spessore non mi aiuta proprio a prendere sonno. Mi addormento alle 2 di notte e alle 7 le luci dell’alba mi svegliano anche se mi sarei riposato volentieri ancora un po’…inizia così il secondo giorno e la fatica prende il posto dell’euforia…mi rendo conto che è così che inizia il viaggio vero…e le mie deviazioni non sono più dettate dalla curiosità ma dalla distrazione che qualche volta mi fa sbagliare strada…

Il percorso è davvero fantastico: si arriva a monte Adone e a Brento, poi a Monzuno e da lì, lungo il crinale, verso Le Croci, il parco eolico di monte Galletto fino a Madonna dei Fornelli–dove faccio una sosta per pranzare (questa volta leggero) e per aggiustare il cambio perché il deragliatore centrale ha preso un sasso e si è piegato pericolosamente…rischia di sfasciare la catena costringendomi alla ritirata. Grazie al cielo, il meccanico del paese passa dal bar a prendere il caffé e mi dà gentilmente una mano a trovare una soluzione di fortuna che, anche se con qualche limitazione, mi consente di proseguire.

Proseguo verso Pian di Balestra dove si incontrano alcuni tratti dell’antica Flaminia Minor. Quei pietroni imponenti che spuntano nel bosco nella stessa disposizione in cui sono stati posati duemiladuecento anni fa mi provoca delle sensazioni contrastanti di fascino e soggezione…come se la presenza del possente esercito romano riecheggiasse tutto intorno…

Si sale lungo sentieri ripidi e malandati che mettono a dura prova il fisico e la mente…sono in buona parte “impedalabili”…in alcuni tratti si fa fatica a stare in piedi–figurarsi con 20 kg di bici da spingere.

Anche se potrei contare su un’altra ora abbondante di luce, decido di fermarmi al “Poggiaccio”–una radura nel bosco a 1200 m di altezza che rappresenta il punto più alto del percorso. Questa volta nessuna cena, soltanto un panino…forse stando leggeri si dorme meglio…

Assetto il campo in tutta calma ed esploro i dintorni per ambientarmi…pian piano il sole tramonta e anche se mi considero al sicuro da presenze inopportune–vista la faticosa salita necessaria a raggiungere la cima–provo un crescente senso di inquietudine…come se mi sentissi un ospite indesiderato di quel luogo così remoto…

Le ultime luci del giorno si spengono e mi chiudo nella tenda. Il silenzio viene rotto pian piano dai lontani ululati del vento che si avvicinano mentre ormai, tutt’intorno, regna l’oscurità…

(continua qui…)


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comments

2 responses so far

  1. a quando la prossima puntata????? Sono rimasta col fiato sospeso (e con un certo senso di invidia!!!). Quello che dici di Bologna mi ricorda i tempi dell’Universita’, quando tornavo a casa a piedi dopo una nottata di baldoria…qualcuno mi chiamava ‘incosciente’, ma quella sensazione di pace e stupore nell’attraversare la citta’ semi deserta senza fretta era impagabile ;-)

  2. Ciao Mary!! Non mi parlare di “tornare a casa a piedi” dopo le serate fuori…erano la mia passione, Monte Donato compreso!! :) Una volta ho pensato bene di tornare a casa dal centro di Tampere…peccato che abitassi a 10 km (circa 2 ore a piedi), che facessero 20 gradi sotto zero e che non sapessi neanche bene la strada! :-) Ricordo che a un certo punto mi ero perso, mi guardo intorno e capisco dove mi trovavo…procedo quindi di buon passo e con grande convinzione quando incontro l’unica persona che girava per strada a quell’ora tarda…chiedo indicazioni e mi dice che casa mia è esattamente dalla parte opposta..:) Sono cose belle! Dai che presto arriva la terza puntata..! ;-)

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