Archive for Marzo, 2012

Le perversioni della Sirenetta

Mar 27 2012 Published by under Articoli

Questa mattina Matilde ci ha dato la sveglia alle 5:30 e le reminescenze degli studi di Freud si fanno spazio tra le spire di Orfeo allentate dal sonno, mentre guardiamo un cartone animato per provare a riaddormentarci…

Mettiamo su la Sirenetta e presto mi chiedo se sono io ad essere un depravato o se questa volta il signor Disney non ha davvero esagerato

La protagonista è appunto una sirena, non quella della polizia, ma una creatura mezza gnocca e mezzo pesce (se è vero che il pesce puzza sempre dalla testa, dove puzzerano invece le sirene?)

La Sirenetta si chiama Ariel, come il detersivo…la profezia di un futuro da casalinga, se non avesse dei lunghi capelli rossi che la rendono molto focosa, nonostante gli occhioni blu e l’aria gracile.

Dietro a questo visino dolce si nasconde un inconscio oscuro rappresentato dalla strega Ursula: una cicciona coi tentacoli neri e gli istinti di una ninfomane malvagia e ricattatrice. Bisogna sempre stare attenti alle apparenze!

La Sirenetta è una bambina che come tutte, chi più chi meno, soffre del complesso di Elettra, la versione femminine del complesso di Edipo: in parole povere è innamorata del padre Tritone, il dio del mare.

Un giorno, durante una festa in barca, la Sirenetta incontra il principe (eh sì, se fosse stato un marinaio qualunque, il film non lo andava a vedere nessuno…)

Il finale della festa è davvero esplosivo, hanno bevuto tutti e due più del solito e ci scappa un intrallazzo…e lei gli deve aver fatto un servizietto fatto davvero per bene, perché lui, di tutte quelle che si è fatto (“come fanno i marinai”), si innamora perdutamente.

Ma lei è una sirena…non ha le gambe come un’umana…o diciamo piuttosto che non può aprirle! Cioè non può vivere una sessualità normale facendo uso di quello che ci sta in mezzo, alle gambe…

Per perdere serenamente la sua verginità, deve sconfiggere le ombre del suo inconscio…e torniamo quindi alla strega Ursula, che le ha fatto un incantesimo.

(se è vero che la strega rappresenta l’inconscio della stessa Sirenetta,

…allora gli incantesimi sono le catene dalla mente, direbbe William Blake.

Le forgiamo noi stessi per limitare maoschisticamente la nostra libertà…)

La Sirenetta, ora con gambe umane, si fidanza con il principe e si diverte un sacco facendo la vita degli innamorati…ma ma non ha ancora realizzato il suo destino e questi momenti di felicità dureranno poco…

Peccato per il principe, visto che la Sirenetta per l’incantesimo aveva anche perso la voce…una metafora profonda della vita pre-matrimoniale!

Iniziano i pasticci causati dalla strega-inconscio e dopo tanta sofferenza arriva il momento della lotta finale tra Ursula e suo padre Tritone, che la strega trasforma in un vecchio pesce

Dopo questa stregoneria, la Sirenetta si è liberata dell’invidia del pene (il tridente di Tritone) e riesce a vedere suo padre come un vecchio, invece che come un dio

…è riuscita a conquistare la sua autonomia sessuale e può sposarsi con il principe. Alé!

(eh sì, libertà non è fare quello che ci pare, o girare in mountain-bike,

…ma togliersi il Velo di Maya davanti agli occhi

e vedere le cose e le persone come sono veramente…)

…ma attenzione! L’inconscio sta prendendo il sopravvento, la vita è diventata un inferno e la Sirenetta finisce nel vortice che lei stessa ha creato

Allora ecco che arriva il principe che infilza la strega-inconscio col suo pennone e la mette a tacere una volta per tutte!

Eh sì, perché il vero uomo deve saper tenere a bada gli istinti della propria donna…sennò che morale c’è!

Finalmente arriva la quiete dopo la tempesta…e vissero tutti felici e contenti. Vi è piaciuta la favola?

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Il sogno dei sandali e i capelli blu

Mar 06 2012 Published by under Articoli

Ho ritrovato un foglio che avevo scritto quindici anni fa: era l’ultimo anno dell’università e avevo appena iniziato a frequentare un master–l’unico studente in mezzo a un gruppo di imprenditori. Possiamo dire che sia stata la mia prima esperienza del “mondo del lavoro”…

Mi sono reso conto che a 22 anni scrivevo come un matusalemme stitico di fine ‘800…guardate un po’ qua!


“Prima giornata, oggi 30 giugno ’97, del corso “progetto Gabbiano”. Mi sono ritrovato a confronto, su argomenti generali fortunatamente, con un gruppo di imprenditori, anche molto più anziani di me.

Teneva il corso uno psicologo, Gianfranco Contini, che ha parlato della “Socializzazione”, dei rapporti personali e del problema di prendere decisioni.

Centrale è stata a mio avviso la discussione sulla differenza tra complicato e complesso. Il primo è ciò che può essere risolto con l’azione e la spiegazione.

Il secondo comprende invece tutto che è frammentato, e per quanto si vada fondo nell’analisi, presenta delle sfaccettature nuove ed irrisolte. Come i rapporti tra le persone, per fare un esempio.

Complessità è il fronteggiare l’incertezza, sentire la tensione di una situazione difficile. Ed in fondo, tranquillità è in verità quella giusta dose di “ansia”, che mi permette di ottimizzare le prestazioni, senza cadere nello stress.

[…bla bla bla…]

Dopo la prima giornata posso solo dire che tutto sommato il fatto di sentirmi stanco pur non avendo ragionato di cose difficili mi rende sereno e disteso, come se i miei orizzonti fossero stati aperti su qualcosa di nuovo.

La finestra su me stesso si facendo più larga, e più luce potrà entrare.”


Allora che ne pensate…ma che modo di scrivere è..?!

Difficile giudicare dopo così tanto tempo, ma in quelle pagine mi sono rivisto come un ragazzo troppo introverso, che cercava di pianificare…di trovare delle certezze…di affermare delle verità. Una noia pazzesca!

Poi, un giorno, ho fatto un sogno: non mi ricordo dov’ero né cosa stavo facendo…avevo un paio di sandali mezzi slacciati…una sensazione di disagio che è ancora così fucking clear in my mind…and so exciting

Dovevo decidere se fermarmi per stringerli oppure se continuare ad andare avanti. E andavo avanti…fregandomene di quelle fibbie, di quella sensazione di non avere il controllo…fregandomene di perdere dei pezzi.

Dopo pochi mesi da quel 1997 mi sono dato una bella svegliata: ho lasciato la ragazza con cui stavo insieme da tempi immemorabili, mi sono laureato con la lode, i capelli blu e la cravatta ton-sur-ton

Il 29 settembre ’98, lo sapete già, sono partito per la Finlandia…e per due anni mi sono divertito alla stra-grande…(pure troppo…ma dovevo recuperare!)…poi sono tornato, e da allora, un po’ alla volta, sto scoprendo la mia vera Natura

(sì, Natura con “N” maiuscola: non ho dimenticato la promessa:

un giorno vi parlerò delle tre lettere della felicità)

Bisogna slacciare tutte le fibbie, i lacci e le imbragature per precipitare nel vuoto più nero che ci sia

Dobbiamo attraversare l’Inferno come Dante, se vogliamo vedere il Paradiso.

Bisogna dimenticare il proprio nome per scoprire chi siamo veramente.

Cosa farò da grande? Diamo tempo al tempo…ve lo saprò dire quando l’avrò fatto (o quando sarò grande).


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