Perdersi…per ritrovarsi

Apr 02 2012

Se ci fermiamo a pensarci un attimo…ma che razza di vita ci fanno fare?

Tutti i giorni per andare in ufficio facciamo la stessa strada (e magari senza il navigatore ci sentiamo siamo persi lo stesso)…questo per 11 mesi all’anno…e quando finalmente arrivano le vacanze: “anche quest’anno non sbagliare, stessa spiaggia stesso mare…sempre in agosto e magari sempre nello stesso posto

Pian piano ci si abitua a questa vita e ci si convince che per forza deve essere così…anzi, forse non ci si sogna neanche qualcosa di diverso. Ma io? A 37 anni suonati penso proprio di essere un irriducibile, inguaribile, irrimediabile irrequieto cronico (e auguri con le “r“).

Anche se qualche certezza poi ce l’ho–prima di tutte quella di sapere che non voglio più partire per il giro del mondo ma essere un bravo papà per la mia bimba Matilde. Ma guai a negare la propria vera Natura

Ormai mi conosco: se sono in anticipo a un appuntamento di lavoro, magari pure in giacca e cravatta, faccio spesso una figuraccia perché entro nella stanza vuota e mi metto alla finestra per scoprire il panorama…poi ecco che entra della gente alle mie spalle e io rimango a guardar fuori senza accorgermi di niente. Ormai è un classico.

Penso sia un gesto di umiltà, quello di sentirsi minuscoli in un mondo vastissimo e tutto da scoprire

Ormai lo sapete: il mio sfogo è girare in mountain-bike…e la mia ossessione è cercare di fare ogni volta una strada diversa. Anche quando non mi allontano troppo da Bologna e le zone sono sempre quelle, non voglio tornare a casa senza aver scoperto un sentiero che non avevo mai percorso prima.

Ho scelto di comprare il GPS più “basic” che ci sia–senza cartine e senza la possibilità di caricare le tracce da PC–perché voglio potermi perdere in santa libertà

Se proprio non so come venirne fuori uso le coordinate numeriche del GPS, la cartina e la bussola…non sono poi mica in mezzo al deserto come Obes Grandini! (Chi è? Sto parlando della leggenda vivente dei viaggiatori in bicicletta, e non solo…leggete questo passo, per capirci…)

Alex Supertramp, il ragazzo di Into The Wild, decide di andarsene in Alaska in cerca di solitudine: per avere la sensazione di trovarsi in una terra inesplorata, cosa fa? Butta via la mappa…poi mangia per errore una pianta velenosa e non riesce a tornare indietro, anche se era a pochi kilometri dalla salvezza (senza saperlo)…(un triste eroe che ha avuto molto successo perché realizza il nostro bisogno di libertà, ma la sua morte ci convince che è meglio starsene a casa e guardare il film davanti alla TV–catarsi fu).

A me piace poter decidere spensieratamente di andare per quel sentierino di là, oppure arrampicarmi su per quel colle di qua…(spero apprezziate la grammatica italiana evolutissima di questa frase, che mi ricorda Francesco Salvi e la sua famosa hit…cliccate la copertina per vedere il video del live con Jovanotti…aaah, i mitici anni ’80!)

Mi piace imbucarmi dove capita, anche a costo di scoprire che la strada è impercorribile e che devo tornare indietro: quando sono a zonzo in libertà non ci sono problemi di autostima e a parte qualche gogliardica imprecazione, fare dietro-front non mette a rischio l’orgoglio e il testosterone.

Magari il sentiero finisce su uno strampiombo sul fiume (vedi sopra) e mi fermo un attimo a pensare come sarebbe fare un volo con la bici tuffandomi in acqua…poi torno indietro, che è meglio.

Oppure, qualche giorno fa mi sono arrampicato sui calanchi intorno a Bologna e ho scoperto una pista sterrata che corre tutta quanta lungo il crinale.

Il vento soffia senza ostacoli e riempie il candido senso di vuoto che provo guardando l’infinito da ogni parte intorno a me.

Davanti, la strada procede dritta coi suoi sali-scendi sulla cresta delle colline…le ruote girano sui sassi e sento che non mi manca nulla…ecco che l’irrequietezza si placa, in quel posto nuovo: d’un tratto, dentro di me tutto tace, almeno per un po’.

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