Monti Sibillini 2012 (parte 1)

Giu 27 2012

Esco da una doccia calda ma puzzo ancora di camoscio…l’odore di selvatico mi è entrato sotto alla pelle. Sono davvero soddisfatto di questa intensa giornata.

Sono più di dodici ore che sono in giro: stamattina sono partito presto…in tenda l’alba arriva puntuale alle 5:30…hai voglia a rigirarti nel saccoapelo

Più o meno, tutto procede secondo i programmi che avevo studiato nei mesi scorsi: mi trovo in cima a un cucuzzolo che si alza dalle profonde Gole dell’Infernaccio–un canyon scavato dal fiume Tenna tra il Monte Sibilla e il Monte Priora, che sovrastano l’orizzonte tutto intorno.

Lassù, quarant’anni fa, Padre Pietro ha iniziato a ricostruire il Monastero di San Leonardo, tagliando e sistemando a mano una pietra dopo l’altra.

Smonto il campo e faccio colazione con una Ritter e dei biscotti, scambio qualche parola con due signore di Bolzano che hanno dormito all’addiaccio lì vicino, poi saluto il simpatico aiutante di Padre Pietro, che si appresta a scendere con la sua grande pancia, la barba bianca ancora più grande e un lungo bastone.

Non incontrerò nessun altro essere umano fino a sera. Nessunissimo.

Iniziare la giornata con una discesa in single-track in mezzo al bosco ti dà una bella carica, soprattutto visto che la stanchezza si fa sentire dopo tre giorni in mountain-bike in quel posto fantastico che è il Parco Nazionale dei Monti Sibillini–in solitaria, come piace fare a me.

Ma la pacchia della discesa dura pochi minuti, perché a quota 900 metri si inizia di nuovo a salire, salire, costantemente salire

…ancora più su nel canyon dell’Infernaccio, poi la valle si apre verso Passo Cattivo, quota 1.869 metri. Un nome, un programma. Finalmente si tira un respiro di sollievo…

Ma si continua a salire ancora verso la cima del Monte Bove…eccomi a 2.169 metri di altitudine, ben quattro metri più in alto del nostro Monte Cimone!

Le nuvole sembrano appoggiate su una lastra di vetro poco sopra la mia testa e sono così vicine che rimbombano con tuoni profondi, anche se non si coglie il benché minimo sospetto di temporale.

Ancora nessuna traccia di vita umana. Il paesino di Frontignano mille metri più sotto devi proprio sapere che c’è, se vuoi vederlo.

Gli scheletri degli impianti di risalita sono semplicemente orrendi, ma il loro totale abbandono trasmette un senso di solitudine ancora più profondo. Sembra quasi di stare dentro al fumetto dell’Eternauta.

Anche i sentieri sono appena tracciati e fanno capire che l’uomo non ci passa proprio spesso, da quelle parti…

Faccio una sosta e mi chiedo cosa diavolo mi spinga a cercare questo mix di viaggio e solitudine. Cosa mi faccia stare bene in queste piccole/grandi fughe dalla realtà.

La domanda rimane una domanda, e va bene così. Semplicemente mi capita che quando lo raggiungo, questo vuoto, questo silenzio interiore totale, mi commuovo per un minuto…mi sento felice, senza sapere perché…

…forse anche per la voglia di tornare a fare la mia vita e stare con le persone che amo e che mi mancano ormai terribilmente?!


Dal Monte Bove resto sul crinale e procedo verso la Forcella della Neve–una lama di roccia a strapiombo da entrambi i lati sulle valli circostanti.

La scelta di questo itinerario è stata inevitabile: è l’unico passaggio per procedere a Nord senza dover scendere a valle e risalire, aggiungendo altri mille metri di dislivello ai circa millecinquecento già percorsi oggi. Che sono già abbastanza.

I bikers di www.sibillini-mtb.it mi avevano sconsigliato di andarci da solo, perché alcuni tratti particolarmente esposti avrebbero richiesto di passarsi la bici tra compagni…così mi ero portato una fune, per potermela calare/sollevare da solo, la bici…

Non ricordo quanto tempo ho impiegato ad attraversare quel tratto, che è relativamente breve. La concentrazione è stata ai massimi livelli possibili per tutto il tempo: un solo passo falso e sarei caduto per centinaia di metri senza salvezza…una cinghia dello zaino che si impigliava nella bicicletta, ad esempio…

Ogni movimento era calcolato nei minimi dettagli per riuscire nell’impresa senza correre rischi. Tant’è che con qualche momento di semi-contorsionismo, non è servita nessuna fune.

Ovviamente, il momento più bello è stato quando ho passato le difficoltà e mi sono guardato indietro, chiedendomi come è stato possibile passare per di là con una bicicletta…ma ce l’ho fatta…sì, ce l’ho fatta. E ora avanti.

Ma non è finita qua. Anche se il mio zaino da 16 kg mi rende autosufficiente per mangiare e dormire, è da stamattina che non ho ancora trovato una sorgente d’acqua che sia una. Sono tutte asciutte e ormai sta venendo sera…e sono ancora in mezzo al nulla!

Mancano diversi kilometri al rifugio del Fargno dove pianifico di trascorrere la notte…accendo il cellulare che trova un po’ di campo e faccio una telefonata…ma sono chiusi (?!) perché non ci sono turisti in questo periodo (fine giugno!), quindi aprono solo nel weekend…

…e allora, se non c’è nessuno, perché ca#@%o avete costruito un’orrendo bunker di cemento armato in un angolo fantastico di paradiso come quello–mi chiedo imprecando?!?

…ma quando non c’è nessuno ad ascoltarti, le incazzature finiscono prestissimo. Anche una mezz’ora più tardi, quando decido di concedermi una breve sosta sdraiandomi su un nido di processionarie urticanti

Sta per fare buio e non ho ancora trovato dell’acqua. Raggiungo il Fargno e per fortuna da lì inizia una strada bianca tutta in discesa verso un centro abitato (che per inciso si chiama Bolognola, e non lascerà certo a piedi un bolognese!)

La strada è sbarrata con un cartello: “divieto assoluto di transito, anche pedonale e ciclabile”–sì sì, provate a prendermi.

Il fondo stradale è tutto breccione ma come un missile balistico raggiungo il paesino di Pintura di Bolognola in pochi minuti. Arrivo nella piazzetta e per frenare devo aprire il paracadute come un dragster.

Entro al rifugio e dopo una flebo di Moretti da 66 è il momento di fare una doccia…ve ne stavo giusto parlando all’inizio…

Ma ora facciamo una breve pausa-pubblicità, perché voglio raccontarvi di quella lunga serata e anche tutto il resto del viaggio

(continua qui…)


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comments

2 responses so far

  1. Semplicemente bellissimo! Le foto, il racconto come lo hai scritto e, soprattutto, come lo hai vissuto! Aspetto la 2^ parte!

  2. Grazie! Ma il merito è tutto dei Monti Sibillini…provare per credere!!! :))

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