La fecondità dell’ignoto

Lug 11 2012

Lo so…ho scelto un titolo del tutto particolare per la conclusione del mio viaggio solitario sui Monti Sibillini.

Quando l’ho letta in “Strade Blu” di William Least Heat-Moon (un libro da portare sull’isola deserta) mi è piaciuta così tanto che ho dovuto usarla subito…compulsivamente

La scelta di questo titolo ha il suo perché: la scoperta può nascere solo affrontando ciò che non si conosce…è la sete di imparare che ci fa mettere in viaggio e ci rende aperti verso le novità…gli imprevisti…le persone


Ricordate?, ero stato tutto il giorno a pedalare in mezzo al nulla…dal Monastero di San Leonardo nell’Infernaccio fino al rifugio di Bolognola, e stava ormai per tramontare

In tre giorni ho percorso novanta kilometri e sono salito per quattromila metri di dislivello…il viaggio ormai è finito.

Sarò così stanco e soddisfatto che non visiterò le Lame Rosse e nemmeno le Gole del Fiastrone…miracoli della Natura semi-sconosciuti…come se volessi conservarli per la prossima visita…

Dopo la Moretti e la doccia mi affido alla cucina di Gabriella. La zona è famosa per il tartufo nero pregiato e senza entrare nei dettagli lascio immaginare a voi la fame che avevo e quanto mi sono gustato quella cena.


Per un delicato gioco di schemi mentali, viaggiare da solo ti conferisce un potenziale incredibile per fare conoscenza. Non bisogna per forza girare il mondo con lo zaino in spalla: capita anche ai giardinetti–una mamma col passeggino, un papà col cane…se ne vedono comunque delle belle, ma non è la stessa cosa…

Conosco Gabriella con la sua bimba Micole–dolcissima ma forse un po’ annoiata a stare in mezzo alle montagne…poi Alberto e suo figlio Leonardo, che arrampica e fa mille altri sport (e si vede)…oltre a possedere un fuoristrada enorme che risveglia entusiasmi post-adolescenziali

Alberto è un pastore che mi offre da bere e mi racconta la leggenda della nascita di Bolognola: tre esuli bolognesi nel Medioevo, durante la guerra tra Guelfi e Ghibellini, si insediarono da quelle parti e perpetrarono un “mini-ratto delle Sabine”…che, forse, era semplicemente il modo di andare a donne di quei tempi…

Poi conosco Enrico, che lavora lì da alcuni mesi e con cui tiro tardi a suon di chiacchiere e grappa. Quando tutti sono andati a letto, mette un po’ di cibo fuori dalla finestra e non tarda ad arrivare una volpe, guardinga ed efficacissima, anche se è un’abituée del posto. È a pochissimi metri da me e per un lungo attimo ci guardiamo negli occhi e…mi entra dentro…l’infinito


Racconto a Enrico il mio viaggio…di come sono partito tre giorni prima da Norcia, pernottando dall’affittacamere “Ar Manicomio”…un nome, un programma. Quando mi congedo, il proprietario mi saluta con: “vedi un po’..!” Credo volesse augurarmi buon viaggio…ma non ci faccio caso, del resto, la sera prima, prendeva le ordinazioni rispondendo: “…come te pare!!”

Norcia è a seicento metri di altitudine e bisogna salire fino a milleottocento metri per svalicare e vedere il possente massiccio del Monte Vettore…è finalmente davanti a me e riesce a togliermi il fiato per molti, interminabili secondi.

La Montagna è Sacrain tutte le religioni: ci sarà un perché?!

Il Golgota non è una vetta, ma nemmeno il fondo di una valle…

Dio consegnò a Mosè i dieci comandamenti a 2.285 metri sul livello del mare, sul Monte Sinai

Alce Nero, sciamano dei Sioux, non aveva la mountain-bike ma è dovuto salire al punto più alto del South Dakota (Harney’s Peak a 2.207 metri s.l.m.) per vedere “il cerchio che unisce i popoli” (augh).

Il sommo Walter Bonatti diceva: la montagna più alta è dentro di noi

E forse è per questo la cerchiamo fuori…per arrivare in cima…per capirla


Ai piedi del Monte Vettore dilagano i Piani di Castelluccio. Una stupefacente superficie piatta che era in procinto di tingersi di mille colori per la famosa “fioritura”

Un mare d’erba colorata. Era ancora presto…ma ugualmente impressionante. D’inverno, uno dei luoghi più freddi d’Italia con temperature spesso intorno ai -30° C, a causa di un fenomeno chiamato “inversione termica”, che è molto più semplice da capire (e interessante) del bosone di Higgs.

A Castelluccio, un delizioso paesino che si tiene aggrappato in cima a una collinetta, sono residenti ormai soltanto dodici persone. Che possono vantarsi di abitare nel posto più alto degli Appennini. Una vera chicca.

Salgo in camera che ormai è tardi…ma non ho voglia di dormire. Così scendo di nuovo, e trovo Enrico che sta finendo di mettere a posto il locale…ma è pronto a farmi compagnia con un altro giro di grappa…


Attraversare i Piani di Castelluccio, piatti come una tavola da biliardo, potrebbe sembrare l’antitesi della mountain-bike. E invece è un’esperienza incredibile. Anche percorrendo una lunga strada perfettamente piatta! Vorrei che durassero all’infinito…

Presto abbandono la pianura e inizio a salire in una valle laterale superando un gregge di pecore. Sto per arrivare alla Forca di Presta, a piedi del Monte Vettore…mi sdraio per una pausa…chiudo gli occhi…ma li riapro molto presto, perché c’è un cane da pastore maremmano che mi sta sbavando dritto sulla faccia..!

Non faccio in tempo a spaventarmi che se n’è già andando borbottando. Credo che si sia perso, ma parlando con Enrico scopro che i veri cani da pastore della zona fanno così: ti seguono per qualche kilometro per assicurarsi che tu non sia davvero una minacciapoi ti lasciano tranquillo. Con un borbottio di avvertimento.


Capisco sempre più quanto sia difficile creare una riserva naturale, strappandola a remote terre di pastori. Una situazione complessa e problematica, ancora tutta da risolvere, a differenza di quello che accade nelle ben più turisticizzate Dolomiti.

Documentandomi su Internet prima di partire, avevo trovato la notizia del ritrovamento di una testa di lupo mozzata e appesa a un cartello.

Il reportage fotografico completo (lo trovate qua) mi aveva letteralmente sconvolto (è solo per stomaci forti…quelli che possono permettersi questo mio vecchio post!)…e morivo dalla voglia di saperne di più…

Scopro che i branchi di lupi fanno disastri con le mandrie e le greggi dei pastori, mentre gli indennizzi della Regione a volte sono davvero molto bassi, a fronte di danni economici considerevoli per i capi di bestiame uccisi.

Disprezzo quell’atto vandalico nel modo più assoluto, ma capisco che il problema è davvero profondo e che ci vorranno molti anni per risolverlo…

Recentemente nel Parco è stato introdotto il camoscio…mi chiedo se non sia un tentativo di creare un eco-sistema più equilibrato ed autosufficiente…


Lasciandomi alle spalle i Piani di Castelluccio, arrivo a Forca di Presta dove mi fermo per la notte, cenando in piacevole compagnia con Silvestro e la sua ragazza irlandese, che stanno camminando da due settimane da Siena fino al Gran Sasso e alla Majella.

Mentre ci servono la tipica zuppa di lenticchie, ai piedi del Monte Vettore si sta consumando un tramonto che si fa dare del “lei”

Il pensiero della faticosa salita alla cima del Monte Vettore che ho programmato per il giorno dopo mi rovina il sonno…a piedi non ci sarebbero grossi problemi, ma la pendenza e il fondo dissestato la rendono scarsamente pedalabile

Ma è soprattutto la discesa lungo quei dirupi sul fianco destro a sembrare ai limiti dell’impossibile…almeno per le mie capacità ciclistiche…

Diceva qualcuno: “ci sono due tipi di avventurieri: quelli che cercano l’avventura per davvero e quelli che in fondo sperano che non arrivi mai.”

E infatti, alla mattina, il cielo si è rannuvolato e il Monte Vettore è tutto coperto. Niente cima della montagna più alta, dunque.

In fondo, ricorderete che avevo programmato una due-giorni a piedi sul crinale, partendo dal Vettore fino al Monte Sibilla: tornerò, magari in compagnia di amici a cui sto solleticando l’appetito…

Dopo che il Colonnello Bernacca mi ha tolto l’imbarazzo della rinuncia, procedo verso Nord costeggiando la montagna lungo il suggestivo Sentiero dei Mietitori (così chiamato…indovinate perché…)

Ho incontrato tre uomini a cavallo (come il film di John Ford del 1918) in vena di scambiare qualche parola–e poi basta. Anche quando ho attraversato i paesini di Altino e di Rubbiano, non ho visto anima viva. Locali e finestre: tutto chiuso!

Alla fine della giornata entro nelle Gole dell’Infernaccio. Un’esperienza davvero impressionante e suggestiva, grazie alla costante compagnia del fiume Tenna a fianco del sentiero e alla presenza imponente delle pareti di roccia del Monte Sibilla e del Monte Priora, che sovrastano il cielo fin quasi a toccarsi.

Seguo le indicazioni per salire al Monastero di San Leonardo, dove pianto la tenda–e il resto della storia già la sapete.

Mentre mi addormento, ascolto per la centesima volta in pochi giorni la colonna sonora d’eccezione di questo viaggio. Li avevo trovati per caso, gli Ogam, mentre mi documentavo nei mesi scorsi navigando su Internet alla ricerca di notizie sui Sibillini.

Sono musicisti di Macerata e nel 2001 hanno composto un album intitolato “Il Regno della Sibilla” (il secondo, dopo “Li Ma To” del 1995, e anche l’ultimo) che si ispira alle leggende che popolano quei luoghi magici.

Un disco di world music celtico/medioevale di straordinaria intensità, suonato con strumenti di tutti gli angoli del mondo–arpa e cornamusa celtiche, violoncello e chitarre, flauti di ogni tipo, percussioni etniche e didjeridoo–con alcune ricercate venature che richiamano il progressive rock e che lo rendono un raro capolavoro.

La musica è stata come uno sciamano che ha aperto la dimensione mistica del mio viaggio nei Monti Sibillini. E che mi fa accompagna anche dopo il ritorno.

Naturalmente, gli Ogam sono quasi sconosciuti (www.artenomade.com) e per riuscire ad ordinare i loro dischi ho dovuto faticare un po’…finché non ho trovato su Facebook il flautista del gruppo–Maurizio “etilic piper” Serafini–che mi ha annunciato il ritorno della banda

Ripenso a quei paesaggi che mi sono ormai entrati nel cuore. Mi rendo conto che l’anno scorso, quando ho percorso la Via degli Dei, stavo ancora imparando a viaggiare…ora provo una consapevolezza più profonda e sento che ho iniziato a viaggiare per imparare.

Perché il viaggio non è solo camminare, pedalare, spostarsi e guardarsi intorno…il viaggio è una forma convolgente e travolgente di conoscenza.

Ed è bellissimo anche il momento di tornare finalmente a casa…con una maglietta del Parco per ciascuno, così la famiglia è tutta marchiata!

Desidero ringraziare www.sibillini-mtb.it per i preziosi consigli e per il ricchissimo sito con cui ho potuto pianificare con soddisfazione il mio viaggio. E anche voi, pazienti e fedeli lettori del mio blog!

Ora vi lascio con un video di alcune fotografie e riprese panoramiche…sotto, ovviamente, la musica degli Ogam.

FINE.


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comments

2 responses so far

  1. Eingelone è sempre bellissimo leggere i tuoi racconti. La montagna è magica, l’esperienza della salita è incredibile. Fai rivivere in me la voglia di partire, di viaggiare…per imparare….

  2. Ciao Verina sono contento che ti piacciano…e di aver colpito nel segno!! >;D Un bacione!!!

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