Un mandala di bosco e pioggia

Ott 11 2012

Sembra l’Amazzonia, ma sono i nostri Appennini…è il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che si trova, grooosssomodo, tra Forlì ed Arezzo…

Spazi infiniti in cui camminare, correre, pedalare, tuffarsi e perdersi con un biglietto di sola andata.

Avevo sete di bosco, di solitudine, di freddo.

Parcheggio la macchina in paese e prendo la prima stradina laterale in salita: l’asfalto presto lascia il posto a una larga strada forestale, deserta e molto ben pedalabile….

Mi ritrovo a canticchiare “Goodbye cruel world“…e chi non sa a cosa mi riferisco, si prenda il giusto tempo per guardare e ascoltare una grande opera

La pendenza della salita non è eccessiva e sulla mia fedelissima ho la sensazione di planare, come Peter Fonda sul suo chopper lungo la Route 66

E sempre a proposito di grande musica, inizia a girarmi in testa Trent Reznor che canta “nothing can stop me now, ‘cause I don’t care, anymore”

Go Eingel…go!

Lo sapete che mi piace perdermi: è un modo per fare nuove scoperte quando giro nei posti che conosco già…

Però da queste parti non ci sono mai stato e ho portato con me ho la cartina e il GPS…ma con una differenza: questa volta non ho nessuna meta…nessun percorso predefinito…

Tirerò dritto per il sentiero che mi piace di più…quando ci sarà un bivio, l’imboccherò come capita, senza chiedermi dove sto andando…senza pensare se arriverò da una parte o da un’altra…

…andrò avanti finché non verrà sera e troverò un posto in cui passare la notte–lì pianterò la mia tenda, e basta.

E così pedalo sulla mia mountain-bike, un’ora dopo l’altra, senza incontrare nessuno…finché il bosco si apre per un attimo e mi lascia godere il tramonto.

E lì mi fermo per la notte.

Un piano, in verità, ce l’avevo: volevo capire se mi trovavo davvero a mio agio nella “wilderness“…

Due anni fa, durante la Via degli Dei, la notte nel bosco è stata un’esperienza piuttosto…intensa…perché volevo ripeterla? Era soltanto una sfida con me stesso?

Oppure mi piace proprio stare da solo in mezzo al nulla, dormire all’aperto sotto a un telo di stoffa, svegliarmi all’alba, smontare il campo e ripartire in sella?

Ebbene, nonostante le notti insonni in una tenda minimalista, il grugnito dei cinghiali tutto intorno, il sibilo del vento che non mi ha concesso un attimo di tregua, i rami spezzati dai passi di animali e di altre presenze

…ebbene, la pace interiore che ho provato mi ha convinto che questo deve essere il Nirvana.


Anzi, sono stato così bene da capire molto di più di questo.

Ho capito che il viaggio è circolare, come un mandala

Qualunque partenza è inutile, se non c’è un ritorno.

E non solo con gli spazi, ma anche con le persone: la distanza crea la mancanza, diceva il saggio…

…ci si allontana per riavvicinarsi

Alle 7 del mattino, mentre il sole doveva ancora sorgere, ha iniziato a piovere.

Dentro alla tenda sembrava il diluvio universale. E dopo aver messo il naso fuori, devo dire che in effetti ci assomigliava abbastanza.

Ed è stato fantastico tirare tardi e rigirarsi dentro al sacco a pelo per un tempo indefinito

L’acquazzone non accennava a diminuire e mi sono infine deciso a uscire dalla tenda, smontare il campo e ripartire sotto alla pioggia.

Mi sono divertito a tal punto che mi sono chiesto: perché abbiamo paura di bagnarci? L’acqua non ha mai fatto male a nessuno!

In questa foto, ecco come mi si presentava il mondo…sembra nebbia, ma è pioggia che cade a dirotto

Pedalarci sotto, in discesa in mezzo ai torrenti che si formano in mezzo ai sentieri, con le ruote della bici che vanno dove pare a loro mentre la gravità ti trascina…è una sensazione semplicemente indescrivibile

E che dire del pranzo a base di funghi porcini di stagione che mi aspettava al rientro nella civiltà?

Beh…anche quello non è proprio facile da descrivere!


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