v3.14.12.12
06
febbraio
2013

I dolori del giovane Trekker

Da qualche tempo ho abbandonato definitivamente Windows e sul mio portatile ho montato Ubuntu–una “distro” di Linux davvero fichissima: gira alla grande ed è gratis, alla faccia di Microsoft e Apple…anche se, ahimé, non va molto d’accordo con il mio GPS

(sì che ve l’ho raccontato, l’ho comprato da un po’ di tempo ormai…

…ma nonostante ciò, amo ancora perdermi…)

Oggi l’ho finalmente ri-collegato al PC di casa (Windows) per scaricare le “tracce” delle ultime escursioni e mi sono divertito a studiare la prima uscita dell’anno, di cui vi voglio parlare oggi.

Era il 12 gennaio e le previsioni meteo davano foschia a Bologna e sereno a Sestola: ne deduco che c’è nebbia in val Padana ma cielo blu in quota! Metto la sveglia presto e mi sparo verso il Monte Cimone

Mentre la strada sale, un tornante dopo l’altro, il cielo d’un tratto si apre: l’entusiasmo di averci preso mi dà la propulsione di un razzo sparato verso la bianca piramide sommitale del più alto monte emiliano.

Cimone2

Parcheggio agli impianti di risalita e condivido la cabina della funivia con una famiglia di allegri sciatori. Loro scendono lungo le piste, mentre il vostro Messner dei poveri punta alla cima, solitario, con in mano i bastoncini da nordic walking e ai piedi le sue belle ciaspole dell’ovino Kinder

Eh sì…e dire che ci sono anche stato, a un corso di escursionismo invernale…e me l’hanno insegnato che oltre una certa pendenza si entra nell’ambito dell’alpinismo: si lasciano a casa le ciaspole e si usano piccozza e ramponi, che io (ancora) non ho…

Ma io ci salgo ugualmente, per quel pendio che tanto morbido poi non è, rispetto a come sembrava da lontano…infatti devo procedere praticamente a carponi per non scivolare sul ghiaccio o perdere l’equilibrio ribaltandomi all’indietro…

Mentre salgo, lo sento che c’è qualcosa che non va…ma proseguo lo stesso verso la cima, dove oltre che da una vergognosa caserma abbandonata (militari, sparatevele in testa, le vostre armi!), vengo sopraffatto da una vista mozzafiato a 360 gradi

La pianura Padana è letteralmente allagata da un mare di nuvole–così appare poeticamente dall’alto, quella che nella “bassa” è la solita grigia nebbia–si vedono i rilievi di tutta la penisola italiana a perdita d’occhio…

Cimone.panorama.thumb

(clicca qui per scaricare l’immagine panoramica completa)

Molti non lo sanno, ma il Monte Cimone, con i suoi 2.165 metri di altezza, è il punto geografico da cui è possibile vedere la maggior parte di territorio della penisola italiana–circa il 40%.

Dice Wikipedia:

Considerando la risoluzione spaziale dell’occhio umano, la cima del Monte Cimone è il punto geografico dal quale si vede più superficie italiana. In condizioni di ottima visibilità, infatti, si può scorgere all’orizzonte tutto l’arco alpino, il mar Adriatico, il monte Amiata, l’Argentario, il mar Tirreno, l’isola d’Elba [e di Montecristo], la Corsica e l’isola di Capraia.

La prospettiva è ben descritta da questa cartina che rende bene l’idea…beh, non è proprio vero: per rendere davvero l’idea, bisogna vederlo con i propri occhi…

CimoneVisione

Mi guardo tutto intorno e mi rilasso un po’…giusto in tempo per evitare una perturbazione in arrivo dal Mar Tirreno…la mia escursione è stata organizzata con un tempismo perfetto!

La neve sulla vetta del Monte Cimone è spazzata da venti che raggiungono i 200 km/h–la velocità di un tornado–e quindi è dura come il ghiaccio…un motivo in più per non farmi raggiungere dalla perturbazione che ha ormai superato la valle limitrofa…

Ora però…è il momento della discesa! Ecco qual era il problema che intuivo mentre salivo con la mia attrezzatura da alpinista della domenica!

Guardo verso il basso e mi rendo conto che non riuscirò mai a scendere…le mie povere ciaspole non faranno mai abbastanza presa su quei ripidi lastroni!

E infatti, dopo non molto, scivolo con il culo a terra…e in pochi secondi prendo velocità…sempre più velocità…e non riesco più a fermarmi!

Quel breve ed intenso momento è stato ben registrato nel grafico del mio GPS: in verde il profilo altimetrico e in azzurro la velocità…che è abbastanza costante, tranne che per un picco di 35 kilometri all’ora durante la discesa, mentre le mie chiappe planavano sul ghiaccio senza freno per un paio di centinaia di metri…

CimoneGPS

Poi il pendio è diminuito e mi sono fermato…per fortuna non c’era un precipizio…perché altrimenti non mi sarei fermato!

Per qualche secondo, mentre rovinavo verso il basso, mi sono sentito totalmente impotente e ho pensato al peggio…è poi così che la gente si ammazza d’inverno in montagna…anche senza bisogno di andare sull’Himalaya

Ma direte voi, nessuno è mai morto per una scivolata sul ghiaccio…il problema è stato che nel pendio c’era un gruppo di roccette che affioravano…e io ci sono letteralmente planato sopra a piena velocità…

Roccette

Il dolore è stato lancinante…ma la paura di più.

Quando mi sono finalmente fermato, sdraiato nella neve, dolorante e sanguinante, lo devo confessare: mi sono messo a piangere…non so se per la paura o per il male…o anche per la gioia di essermi finalmente riuscito a fermare.

Dopo tre settimane il dolore e le ferite sono ormai passate…ma la lezione è rimasta ben impressa nella mia mente: una cagata del genere non la farò mai più in tutta la mia vita!


Scrivi un commento (su Facebook)

comments

Author: eingel
Posted in: Articoli

Trackback from your site.

Leave a comment