v3.14.12.12
17
maggio
2013

Il tiro con l’arco è Zen

ZenArco

Qualche anno fa ho letto un libricino di un filosofo tedesco (Eugen Herrigel) che fu tra i primi, sulla scia di Schopenhauer, a portare in Europa un pezzo di filosofia orientale

…studiò lo Zen, e si trasferì in Giappone per studiare tiro con l’arco.

Perché l’arco? Ci risponde nella prefazione il sommo D. T. Suzuki:

“Il tiro con l’arco non viene esercitato soltanto per colpire il bersaglio, […] ma innanzitutto perché la coscienza si accordi armoniosamente con l’inconscio.

Per essere veramente un maestro del tiro con l’arco, la conoscenza tecnica non basta. La tecnica va superata, perché l’appreso diventi un’arte inappresa, che sorge dall’inconscio.”


Nel mio piccolo (oltre che incazzarmi di tanto in tanto, come le formiche di Gino & Michele), ho frequentato il corso base di tiro con l’arco e (forse) ho capito perché il tiro con l’arco è Zen

  • perché è maledettamente divertente, pur essendo lo sport più noioso che ci sia
  • perché…non posso spiegarvelo a parole, ma dovete provarlo voi stessi

(…questo lo diceva anche Morpheus a Neo a proposito di Matrix…)

  • perché è la ricerca del vuoto mentale…riempiendosi di totale concentrazione…
  • perché non basta allenarsi: devi ricominciare da capo tutte le volte
  • …e poi perché come dicono gli orientali, “il bersaglio non è davanti a te, ma è dentro di te”…

(…ma come diceva Quèlo–Corrado Guzzanti–“…però, è sbagliato!“)


Alcuni passaggi del libro sono strepitosi e questo po’ di pratica che ho fatto mi aiuta a rendermene davvero conto:

“Disse il Maestro: lei deve tenere la corda tesa come un bambino piccolo tiene il dito che gli si porge.

Lo tiene così stretto che non finiamo mai di meravigliarci di quel minuscolo pugno. E quando lo abbandona, il dito non fa la minima scossa.

Sa perché? Perché il bambino non pensa “ora lascio il dito per afferrare quest’altra cosa”.

Si potrebbe dire che egli gioca con le cose se non fosse altrettanto giusto dire che le cose giocano con lui”.

Arco

Dopo qualche lezione sono soddisfatto dei miei piccoli progressi e penso che preseguirò

Ma per quanto, prima di demoralizzarmi ed abbandonare?

Mi risponderebbe il Maestro:

“Dei colpi cattivi non deve irritarsi. Impari anche a non rallegrarsi di quelli buoni.

Lei deve liberarsi dell’altalena del piacere e del dispiacere.

Deve imparare a starne al di sopra con distacco ed indifferenza e perciò rallegrarsi come se un altro avesse tirato bene, e non lei.

Anche in questo deve esercitarsi instancabilmente, e non può nemmeno immaginarsi quanto sia importante.”

Solo allora il discepolo Herrigel raggiunse l’Illuminazione, e rispose:

“Arco e freccia, bersaglio ed Io si intrecciano tra loro in modo che io non so più separarli. E persino il bisogno di separarli è scomparso.

Perché non appena tendo l’arco e tiro, tutto diventa così chiaro e naturale e così ridicolmente semplice…”

E il Maestro gli rispose, per fargli capire che aveva fatto centro:

“Ecco, proprio ora la corda dell’arco l’ha trapassata da parte a parte.”


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Author: eingel
Posted in: Articoli