v3.14.12.12
02
aprile
2014

I cammelli del Gobi e l’esistenza di Dio

Era davvero tanto tempo che non vedevo un film così sconvolgente.

Crimini, tragedie, alieni, violenza, scandali? Niente di tutto ciò!

Quello che ho visto è un documentario che si chiama “La Storia del Cammello che Piange”.

È ambientato in Mongolia, nel deserto del Gobi, dove — come potete vedere — lo spazio non manca…

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Racconta la vita di una famiglia di pastori che allevano pecore e cammelli in mezzo al nulla e vivono nelle loro yurte.

Non è doppiato ma soltanto sottotitolato. La storia, per usare un eufemismo, non è particolarmente movimentata

Insomma, ci sarebbero tutti i presupposti per un “mattone” di proporzioni bibliche!

Eppure… eppure… alla fine, rimani con la bocca aperta…


Per capire perché bisogna raccontare la storia.

Non ci vorrà molto: una mamma-cammella partorisce un puledro-cammello e — per qualche inspiegabile motivo — non lo riconosce. Non vuole allattarlo e lo scaccia malamente quando si avvicina.

(Il puledro-cammello ovviamente non è felice)

I pastori fanno molti tentativi ma non c’è niente da fare. Lo allattano artificialmente per non farlo morire.

Finché il vecchio nonno propone di fare un rituale

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Due dei più giovani della famiglia partono per un viaggio in cerca di un maestro di violino (il tradizionale Morin Khuur della Mongolia)

Il suonatore di violino infine arriva all’accampamento e accompagna uno speciale canto per la mamma-cammella…

…ed ecco, per magia, che la mamma-cammella piange e lascia avvicinare il suo piccolo per allattarlo.

Fine della storia. (Il puledro-cammello ovviamente è felice)

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Il fatto abbastanza sconvolgente è che la cammella piange veramente: dai suoi occhi sgorgano lacrime.

Ma bisogna essere sempre critici. Forse non dobbiamo “antropizzare” questa reazione…

Cosa vogliono dire quelle lacrime in cammellese? Magari ha capito che non è una brava mamma? O non sopporta la musica mongola? Chi può dirlo!

Invece sul fatto che prima del rituale la cammella scacciava il puledro, mentre dopo lo allatta — su questo non ci piove (soprattutto nel deserto del Gobi)

Potrebbe tuttavia sorgere il sospetto che si tratta solo di un montaggio fatto ad arte per raccontare una storia inventata.

Oppure che sono stati usati dei cammelli diversi, o chissà quali altre tecniche

…ma la storia è vera.

Volevo togliermi il dubbio e ho scritto una mail al regista — Luigi Falorni, italiano, che vive e lavora a Berlino.

Luigi mi ha risposto:

Ti confermo che il rituale e il suo esito sono reali. La scena che segue il rituale, nella quale si vede la mamma-cammello e il piccolo da soli, è stata ripresa immediatamente dopo il rituale.


Tutto ciò è infinitamente potente… non so a voi, ma a me si è aperto un mondo.

Esistono popoli che vivono ancora a così stretto contatto con la Natura da non aver dimenticato quali sono le corde universali che vibrano nell’anima del mondo.

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Non credo proprio che i nostri grandi scienziati siano in grado di fare una cosa del genere… non penso che siano nemmeno in grado di interpretarla.

Perché viene naturale farsi delle domande e trarre delle conclusioni.


I più religiosi potrebbero pensare che si tratta di un miracolo, cioè di una prova dell’esistenza di Dio.

Il problema dei religiosi è che fanno una grande confusione.

I religiosi tendono a confondere l’esistenza di una prova con la prova dell’esistenza.

Non è proprio la stessa cosa. Poi ovviamente ognuno è libero di pensare quello che vuole.


Con questo non voglio fare il tifo per i laici e gli scienziati. Gli scienziati non sono da meno!

Hanno una fede cieca nel metodo scientifico nei confronti del quale (come sapete) sono piuttosto critico

Gli scienziati sono quelli che ci fanno degli esami all’ospedale e ci dicono che possiamo stare tranquilli perché non abbiamo nessun tumore…

Noi tocchiamo legno, palle e ferro, poi ci rendiamo conto che anche gli scienziati fanno lo stesso tipo di errore: scambiano l’assenza della prova con la prova dell’assenza.

Quello che non riescono a spiegare, non esiste! — cammelli che piangono compresi.


E quindi? Anche se lo nomino spesso, personalmente, di Dio penso di poter dire ben poco.

Di una cosa però mi sento abbastanza certo: secondo me, a Dio piace farsi raccontare delle belle storie

Quella del cammello che piange è una storia di un’intensità formidabile, e grazie anche a Luigi Falorni, è arrivata dalle lande recondite del deserto del Gobi fino a noi.

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Author: eingel
Posted in: Articoli

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