Marcovaldo e il 7 in condotta

È arrivata l’estate e si va in vacanza. Ogni anno mi rendo conto che come per magia scatta un interruttore nascosto che attiva un programma segreto…il cervello si spegne quasi completamente, come lo stand-by degli elettrodomestici.
Allora mi si scioglie un po’ il blocco…prendo in mano il cellulare e mi lascio andare senza troppa paura di non avere niente di entusiasmante di cui parlare…
Eh sì…penso di averci preso gusto con questo blog…a tal punto da credere di dover scrivere grandi cose…lo Zen, le scalate alle montagne, la regione dei laghi in Finlandia…e così, non avendo particolari avventure o scoperte da raccontarvi, ecco che mi fermo prima ancora di partire…
Appoggio il cellulare e prendo su un libro…era da qualche tempo che volevo rileggere Marcovaldo …me lo devono avere imposto a scuola chissà quanti anni fa e ovviamente non mi era piaciuto un gran che. (Per fortuna invecchiando per certe cose si migliora).
E mi stupisco della modestia e della potenza con cui Calvino riesce a riempire delle pagine a dir poco fantastiche, per esempio raccontando di una semplicissima “pietanziera” per il lavoro in cui la moglie gli prepara il pranzo a base di rape e salsiccia puzzolente per 3 giorni di fila…
Serve davvero pensare di fare grandi imprese nella vita? C’è davvero un mondo che ha bisogno di noi là fuori? Chi è bravo sul serio ti supera in retromarcia, sbadigliando…e senza neanche farci caso.
Un collega era il migliore della facoltà di fisica a Bologna. Voleva fare carriera e ha vinto una borsa di studio per fare il PhD a Stanford. Tra i suoi docenti c’era un ragazzo pakistano che aveva 3 anni meno di lui.
(Io invece a scuola prendevo dei bei voti ma non andavo d’accordo con alcuni insegnanti. Nella pagella di cui vado più fiero ho fatto scala reale: 4 in ginnastica, 5 in disegno, 6 in religione, 7 in condotta; gli altri voti erano dall’8 in su).
Forse è proprio la paura di non eccellere che non mi fa decidere che strada prendere: dopo aver studiato fisica all’università sono andato in Finlandia con l’idea di non tornare mai più a casa, ma dopo 2 anni sono rientrato in Italia e ho lavorato nell’informatica…con una parentesi da DJ e nightlife…in quegli anni avevo una Ducati ma oggi mi sono convertito alla mountain bike…poi sono diventato imprenditore e manager…ora questo blog e la mezza idea di scrivere qualcosa di più…
Ma continuerò? In verità ho sempre scritto tantissimo, ma solo per me stesso. Da tanti anni tengo un diario…ora ho rallentato, ma il Moleskine nel mio zaino è il numero #29. Al liceo era la fase dei pensieri filosofici…non riuscivo a smettere di scriverli che un giorno ho deciso di stamparli…erano 200 pagine e le ho rilegate in azzurro, del colore del mare come Joyce volle la copertina dell’Ulisse. (Lui ha venduto milioni di copie e ha fatto la storia, i miei pensieri non sono ancora riuscito a rileggerli nemmeno io, tanto sono tremendamente ingarbugliati).
Secondo me, molto spesso il nemico #1 del nostro spirito d’iniziativa è il nostro stesso buon gusto: quanto più siamo capaci di fare qualcosa, quanto più sappiamo discernere ciò che è bello da ciò che non lo è…quando siamo agli inizi, i risultati sono normalmente modesti e giudichiamo il nostro operato in modo impietoso, col risultato di smorzare l’entusiasmo e dargliela su. (Ecco perché nella vita riescono i cocciuti che non si fanno troppe domande).
È quello che mi capita leggendo Calvino…mi dico: Eingel, ma lascia ben perdere, metti in ordine il secchiaio e vai a letto che domattina devi lavorare. (Ma io scrivo lo stesso…mi sforzo un po’ di essere cocciuto e non gettare la spugna).
Ecco…però…vi ringrazio moltissimo di avermi letto sin qui…vi voglio bene…e proprio per questo vi consiglio di spegnere il computer e leggere qualcosa di serio…ad esempio? Il grande Marcovaldo.
Più nero del viola

Sono in giardino e sto leggendo un libro di Marco Aime, “Sensi di viaggio“…non sto viaggiando da nessuna parte ma vengo colto da un raptus e prendo la matita…scrivo sulle pagine bianche in fondo al libro (mi sono sempre chiesto cosa le mettevano a fare)…e dopo qualche tempo eccomi qua che le copio nel mio blog.
E’ venerdì 17 giugno…è circa mezzanotte e io mi godo di poter stare finalmente all’aperto–senza stanze, tetto e mura–perché è solo da ieri che siamo venuti a vivere a Cadriano, finalmente fuori dalla città.
Una brezza fresca spazza via le ultime nuvole e apre il cielo su una luna piena fresca di eclissi…è pazzesco e non so come altro descriverlo, questo cielo…è viola…no, non è viola, è violento–no…è ancora di più…è più nero del viola…
La matita scava sulle pagine tutte le domande sul mio futuro, le mie riflessioni, le mie insicurezze, ma ci pensa la luna a spazzare via tutto quanto, con l’aiuto del vento–io lo amo, il vento…può soffiare forte quanto vuole, per me è una “brezza che dà ebbrezza”..:)
E a un certo punto basta scrivere…appoggio libro e matita e prendo su i nuchacko (ricordate Bruce Lee? Ecco, io sono come lui…alla moviola e senza avversari)…per un quarto d’ora in cui svuoto completamente il cervello (tutto torna…anche le serate al Circolo Pavese nel 2001 le avevo chiamate Blackout…)
Rientro in casa dopo aver dato il benvenuto a un rospo che saltella nel nostro giardino…nel frattempo un grillo è riuscito a entrare in casa: si è infilato sopra lo stipite della porta, da cui spuntano le antenne che mi aiutano a localizzare le sue modulazioni di frequenza…anche Mr. Moog e Graeme Revell con il suo “Insect Musician” si fermerebbero ad ascoltarlo in religioso silenzio come faccio io.
Mi convinco che devo proprio scrivervi delle tre lettere della felicità…tra cui la più importante è la “N“…che sta per “Natura”…


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